Elogio dell’interferenza misticopolitica

di Federico Battistutta – Cosa ci viene in mente se pensiamo a questa parola: interferenza? Quando un territorio si trasforma e diventa zona d’interferenza? Per cominciare: prendiamo due campi di esperienza, distinti quanto a motivazioni storiche e culturali, con i loro apparati di saperi e di pratiche operativi al loro interno (via via il discorso verrà declinato in modo specifico nei termini di spiritualità e politica). Ecco, cosa accade se, a un certo punto, questi due campi entrano in contatto, finanche in collisione, nel momento in cui viene a mancare loro quel retroterra che li manteneva in essere, giustificandone la separazione?
Una transizione imposta

di Stefania Persano – Assistiamo a una rapida e implacabile trasformazione della società a opera del digitale, una trasformazione che coinvolge anche la scuola. Davanti a un panorama in cui si codificano modifiche sostanziali della teoria e della prassi didattica, tali da riplasmare le forme e le modalità pedagogiche, ci domandiamo quale postura stia assumendo la scuola rispetto alla sempre più incalzante richiesta di adattamento a queste ricodificazioni. La risposta a questa domanda non pare confortante: lungi dal rendere giustizia al suo mandato di agenzia educativa, l’istituzione scolastica sembra piuttosto arrendersi a un’accettazione supina di altre agenzie trasformative, il cui mandato – adombrato da un’astuta retorica inneggiante al benessere e al progresso – è in sostanza il profitto.
Soprattutto alla luce dei costi energetici smodati (di cui non si prevede un ribasso nel futuro) dei data center su cui poggia il funzionamento delle piattaforme per la cosiddetta intelligenza artificiale, si rende necessario un approccio molto critico – severo, rigoroso, osiamo dire resistente – a una transizione che puzza di tecnocrazia.
Distopia psichedelica – Parte II

di Maria Laura De Rosa – In questo articolo continua la riflessione e il lavoro storico sull’impiego degli psichedelici nella ricerca medica e psichiatrica italiana e internazionale, facendo riferimento all’epoca recente e al Rinascimento Psichedelico. Il termine “Psychedelic Renaissance” deriva dal titolo di un libro del 2012 di Ben Sessa, psichiatra del Regno Unito che scrisse il primo articolo pubblicato sulla stampa medica britannica sugli psichedelici dagli anni Sessanta.
Distopia psichedelica – Parte I

di Maria Laura De Rosa – Negli ultimi anni, la comunità scientifica italiana appare piuttosto interessata agli sviluppi della ricerca clinica sulle famigerate terapie psichedeliche. Tuttavia, si mostra poco critica nei confronti dei risvolti sociopolitici e culturali che questo fenomeno comporta, poiché manca di un’adeguata comprensione della natura sistemica delle ingiustizie ed oppressioni ad esso correlate. Sembra inoltre rivolgere ancora una scarsa attenzione a potenziali rischi e collateralità cliniche di queste sostanze, nonché agli effetti psichici a medio e lungo termine, di cui si discute troppo poco.
Radio killed the ego star

di K. – Quest’articolo offre spunti di riflessione sia sul rapporto tra lo speaker radiofonico e gli ascoltatori – liminale, caratterizzato dall’assenza dello sguardo – che sull’imprendibilità e sull’ambiguità dello strumento radio. Le emittenti, infatti, sono sempre più cooptate da un sistema mercificante che appiattisce le coscienze, per cui l’intento della trasmissione è la distrazione. Ma d’altro canto non mancano esempi di pratiche opposte, ovvero di uso della radio come strumento comunicativo, informativo e aggregativo, che concorre a creare una cultura dell’ascolto attivo e della partecipazione.
Confessio fidei. Che cos’è la spiritualità. Bricolage, rammendi e tessiture

di Federico Battistutta – Come parlare oggi di spiritualità dinanzi alla crisi delle religioni e delle loro istituzioni? Come usare questa parola in modo non fondante, non dogmatico, non dualistico, ma aperto all’esperienza nella sua integralità e inspiegabilità?
Un’ontologia delle droghe? Alcune prospettive critiche

di Lorenzo Curti – Chiedersi se le droghe psichedeliche siano ontologicamente differenti dalle altre droghe richiede di definire che cosa intendiamo innanzitutto per droga — e per droghe psichedeliche. Ci riferiamo a delle molecole? A delle piante o dei funghi? Oppure agli effetti che le sostanze producono su di noi? Qual è l’essenza di una droga? Cerchiamo questa essenza delle droghe in qualcosa di spirituale, in qualcosa di scientifico, in un concetto filosofico (e di quale filosofia)?
Personaggi in fuga da autore: Middlemarch oltre Eliot

di Stefania Persano – Una letteratura viva schiude al mondo e ne è attraversata. Riconoscere che i personaggi sono svincolati dalle (presunte) intenzioni dell’autore è una tappa dell’affermazione dell’opera su chi la crea: gli esseri popolanti quello spaccato di vita e affaccio sulla vita che è il romanzo sono a loro volta vivi, non pedine o strumenti dell’autore.
Nella cornice del rifiuto dell’interpretazione come chiave di accesso al romanzo, proviamo a leggere uno splendido classico di un’autrice immensa, e perciò ingombrante, dimenticandoci di quest’ultima.
Cinema psicoattivo

di Alfredo Squillaro – D’altronde il cinema, con il suo potenziale audiovisivo corroborato dalla sinergia che può generarsi dalla combinazione di luci, colori, effetti sonori, montaggio, inquadrature e movimenti di camera, ha tutti i requisiti per poter suggerire allo spettatore gli effetti di una sostanza e riprodurre, per quanto possibile, lo stato alterato del personaggio che l’ha assunta.
Sulla distanza degli psichedelici dalla droga

di Matteo Colombani – L’impressione è che l’impiego del termine psichedelico non evochi più solo uno spettro esperienziale, ma attivi un giudizio di valore in grado di rischiarare positivamente alcune droghe e marcarne negativamente altre.