Distopia psichedelica – Una storia italiana – Parte II

di Maria Laura De Rosa

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4. Rinascimento psichedelico

Il termine “Psychedelic Renaissance” deriva dal titolo di un libro del 2012 di Ben Sessa, psichiatra del Regno Unito che scrisse il primo articolo pubblicato sulla stampa medica britannica sugli psichedelici dagli anni Sessanta. Sessa è stato uno dei più importanti sostenitori della psicoterapia assistita da MDMA e di Rick Doblin. Nel marzo del 2024, la sua licenza medica è stata sospesa in UK a seguito della condanna per aver avuto una relazione sessuale con una ex paziente, che si era poi suicidata dopo la loro rottura. 

Lo sviluppo di tecniche di neuroimaging e di brain-mapping (ossia l’utilizzo di varie tecniche avanzate per la mappatura diretta o indiretta della struttura, della funzione o della farmacologia del sistema nervoso), insieme ad una migliore conoscenza dei meccanismi molecolari di azione degli psichedelici negli animali, ha rinnovato l’interesse per la ricerca clinica e sperimentale riguardante gli allucinogeni, per cui dagli anni Novanta in poi nuovi studi iniziano ad emergere, soprattutto in USA e UK.

Nel 2006, esattamente 20 anni fa, in occasione del centenario del celebre padre dell’LSD nella città natale di Hofmann, a Basilea, si è tenuta una conferenza internazionale (LSD Symposium) sul suo “bambino difficile”. Questo evento ha segnato l’inizio del cosiddetto “Rinascimento psichedelico”, poiché ha dato il via alla ripresa della ricerca clinica riguardante le sostanze psichedeliche. Da allora abbiamo assistito ad una produzione esponenziale di trial clinici che testavano diverse sostanze psichedeliche per la terapia di innumerevoli condizioni psicopatologiche e mediche. Dagli USA all’Europa, passando per l’Australia ed Israele, sono spuntate come funghi cliniche psichedeliche ed associazioni olistiche che fondono le teorie New Age con la psichedelia, cavalcando l’onda della moda del benessere. 

Negli ultimi vent’anni, sono stati pubblicati numerosi studi clinici sull’utilizzo degli psichedelici nelle terapie dei disturbi psichiatrici, le più preoccupanti dei nostri giorni, nella cura dei quali gli attuali sistemi farmacologici e non hanno in parte fallito. I risultati degli studi psichedelici sono stati finora pubblicizzati come molto promettenti e si parla ancora troppo poco delle problematiche ad essi correlati. 

4.1 Limiti e criticità delle sperimentazioni psichedeliche

Gli studi clinici sulle terapie psichedeliche presentano svariate limitazioni metodologiche.
In primis, i campioni esaminati sono sempre poco numerosi e scarsamente rappresentativi della popolazione generale, poiché sottoposti a stringenti criteri d’esclusione. Inoltre, i livelli di drop-out sono molto elevati ma spesso non conteggiati nei calcoli statistici. Vi è anche una scarsa variazione dei protocolli e delle èquipe di ricerca.
Generalmente, nel trattamento di condizioni psichiatriche, le sostanze psichedeliche vengono somministrate in aggiunta ad un breve percorso psicoterapeutico (in genere CBT – cognitive behavioral therapy, terapia cognitivo-comportamentale – a volte addirittura soltanto ad un supporto psicologico) per mitigare il rischio di eventi avversi e per aumentarne l’efficacia clinica. Questo rende più complesso valutare l’efficacia effettiva dei farmaci.
Le ricerche seguono le diagnosi del DSM (Diagnostic and Statistic Manuanal of Mental Disorders, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e utilizzano per lo più dati quantitativi, vengono presi in considerazione pochissimi aspetti qualitativi e molto raramente. Un altro limite importante è la difficoltà di creare un blinding efficace, amplificando l’effetto placebo/nocebo (O.R. Hovmand et al., 2023).
La narrazione ottimista mainstream porta spesso le persone ad accedere ai trial con delle aspettative di guarigione molto elevate. Accade che la brevità dei trattamenti sperimentali induca i soggetti a ricercare ulteriori esperienze psichedeliche fuori dai contesti accademici e clinici, ricorrendo al fiorente mercato underground ed esponendosi così a potenziali rischi. In altri casi, invece, la delusione per dei risultati insufficienti può creare un peggioramento drammatico della sintomatologia.
Un dosaggio errato, una guida inadeguata o un contesto non idoneo possono portare a esperienze difficili, e le sostanze psichedeliche sono state associate al rischio di sintomi psicotici, specialmente in individui con una storia familiare di psicosi. Le collateralità rilevate durante i trial vengono spesso omesse o considerate come “parte del processo” e gli effetti psichici negativi a lungo termine sono praticamente ignorati da buona parte della letteratura scientifica del settore.
Inoltre, vi sono pochissimi dati clinici sulle difficoltà riscontrate sul medio e lungo termine dalle persone dopo un’esperienza psichedelica, descritte per lo più da ricerche osservazionali naturalistiche e da studi qualitativi (J. Evans et al., 2023).

Infine, vi sono anche una serie di problematiche culturali, cliniche ed etiche, ancora non sufficientemente trattate dalla ricerca e poco discusse all’interno del movimento psichedelico (per un approfondimento sul tema si veda: https://collettivotrickster.net/wp-content/uploads/2024/11/MariaLaura-Altrove_23.docx-1.pdf

4.2 Problematiche di ordine etico

Gli stati alterati di coscienza indotti dalle sostanze psichedeliche aumentano la vulnerabilità delle persone che le assumono. Il rischio è di esporre dei soggetti fragili ad abusi fisici, psicologici e sessuali, così come a sfruttamento economico e coercizioni, molto più di quanto non accada già nel setting terapeutico classico.
Purtroppo, sono già stati documentati diversi scandali sessuali nell’ambito dei trial clinici psichedelici negli USA, soprattutto da parte di terapeuti della MAPS (Psymposia, 2020).
L’elevata suggestionabilità degli stati psichedelici pone anche un grosso problema di transfert/controtransfert, spingendo i soggetti a aderire alle credenze mistico-religiose o spirituali dei terapeuti/facilitatori, creando dei fenomeni di indottrinamento e “guruismo”, o a delle proiezioni sessualizzate amplificate. È evidente come queste caratteristiche rendano il rapporto terapeutico ancora più sbilanciato rispetto ai soliti contesti, conferendo ai terapeuti psichedelici un potere spropositato su dei soggetti fragili in uno stato vulnerabile.
Lo stato di marcata vulnerabilità dei soggetti, inoltre, ne riduce la capacità decisionale durante l’esperienza psichedelica, portando delle difficoltà in materia di consenso informato. Inoltre, data l’elevata imprevedibilità dell’esperienza, anche raccogliere un consenso informato preventivo solleva delle difficoltà.
Vi sono molti dubbi anche per quanto riguarda la preparazione professionale dei terapeuti, non essendoci degli standard rispetto ai training e alle competenze, nonché alle esperienze e alla formazione personali degli stessi terapeuti, spesso insufficiente e comunque non facilmente valutabile. Inoltre, la brevità dei percorsi psichedelici previsti dai protocolli della PAT (Psychedelic Assisted Psychotherapy – Psicoterapia assistita da psichedelici) non sembra poter garantire la costruzione di una solida alleanza terapeutica (C. Caporuscio et al., 2025).
Una serie di problematiche è legata anche all’accessibilità e all’equità di queste terapie: le minoranze etniche, sessuali e sociali sono sempre poco rappresentate nei trial e le cliniche,  così come i ritiri, sono proibitive da un punto di vista economico e logistico. Anche i livelli di alfabetizzazione rappresentano un problema: le esperienze psichedeliche sono spesso difficili da caratterizzare e il linguaggio tecnico normalmente utilizzato potrebbe oscurarne la comprensione, portando a sentimenti di impotenza che potrebbero ostacolare l’efficacia delle procedure di consenso informato e influenzare la disponibilità dei soggetti a prendere parte al trattamento.
Fonte di preoccupazione sono anche l’ integrità della ricerca e il pregiudizio degli sperimentatori e dei comitati etici, così come la mancanza di linee guida etiche sulla conduzione di studi con sostanze classificate nella tabella 1 (ossia considerate come nocive e senza alcun interesse terapeutico).
Infine, l’uso di nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, in combinazione con trattamenti assistiti da sostanze psichedeliche, è destinato a diventare un tema importante nei prossimi anni e le implicazioni etiche di tale uso dovrebbero essere valutate con attenzione.
La mancanza di un quadro etico ben definito per l’integrazione dei trattamenti assistiti da sostanze psichedeliche nella medicina tradizionale rappresenta un serio ostacolo alla medicalizzazione responsabile di queste sostanze. Inoltre, la ricerca psichedelica deve fare i conti con la sua storia di ricerca non etica e mitigare il rischio di ripetere gli errori del passato (non troppo lontano).
Oltre alle indicazioni psichiatriche, le sostanze psichedeliche vengono studiate anche come potenziali agenti neuroplastogeni capaci di indurre cambiamenti in pattern neurologici cristallizzati. In quanto tali, vengono studiate come terapie per condizioni neurodegenerative, come l’Alzheimer e il Parkinson, nonché per dolore cronico, emicrania, autismo e disabilità visive. Ultimamente si legge addirittura che la psilocibina sia un elisir di lunga vita! (R. Migliucci, 2025).
Tuttavia, queste condizioni amplificano alcune questioni etiche, come l’impatto delle sostanze psichedeliche sull’autonomia e il consenso, l’impatto della “dissoluzione dell’ego” su chi soffre di una patologia dell’identità, e soprattutto gli effetti di affermazioni pubbliche fuorvianti e l’eccessivo clamore sui pazienti disperati.

4.3 Medicalizzazione degli psichedelici

L’attuale narrazione mitologica degli psichedelici li rende assimilabili più agli spinaci di Braccio di Ferro che non a degli strumenti molto delicati e potenti. Se in genere la concezione organicista – che vede nelle droghe dei modificatori meccanici e a senso unico dell’organismo – è errata, lo è particolarmente per i cosiddetti allucinogeni, in cui la personalità e la situazione del soggetto che vive l’esperienza, così come le sue intenzioni, le sue aspettative (set), nonché lo stesso ambiente (setting), sono fattori chiave che determinano come e più della droga stessa i suoi effetti e il tipo di esperienza. In altri termini, come e più degli altri psicofarmaci, gli psichedelici producono effetti diversi a seconda della cornice socioculturale in cui vengono usati. Il Prof. Luigi Cancrini nel 1974, al Primo Congresso Nazionale “Libertà e Droga”, affermava:

Con la diseducazione deresponsabilizzante del personale medico e con la diseducazione inferiorizzante dei cittadini, gli uomini sono rimasti legati all’antica magia del rimedio taumaturgico per lottare contro la sofferenza e la morte. La gente chiede il simbolo della salvezza: modernamente, la pillola, l’iniezione, lo sciroppo. Senza un’educazione sanitaria globale, non si potrà fermare l’attuale incredibile distribuzione di farmaci. […] La chemioterapia delle malattie mentali, eliminando altrettanto rapidamente le reazioni depressive degli uomini dell’era atomica, allevia la cattiva coscienza dei responsabili dei destini del mondo, eliminando spiacevoli incidenti lungo la strada euforica dello sviluppo e della tecnologia avanzata. […]

Per usare abbastanza correttamente gli psicofarmaci bisognerebbe avere un’approfondita conoscenza del loro meccanismo d’azione ed una concreta capacità di mettersi in relazione con gli altri: i pazienti, in primo luogo, e poi gli operatori psichiatrici ed il gruppo nel quale si opera. Gli psichedelici sono degli psicofarmaci molto particolari, in quanto inducono nei soggetti uno stato di profonda vulnerabilità, conferendo ai terapeuti un potere molto complicato da gestire. Non ci risulta che attualmente negli ambienti della psichiatria e della psicoterapia in Italia ci siano sufficiente maturità e professionalità per poter maneggiare dei poteri così pericolosi.

Possiamo dire che la psichiatria moderna è diventata ormai una raffinatissima tecnica di repressione tramite farmaci […] perché la psichiatria è nella sua sostanza una tecnica di repressione dei comportamenti e non sarà certo l’abbandono di uno strumento antiquato a favore di uno nuovo il criterio per stabilire se ci troviamo di fronte a un suo reale superamento.  (G. Antonucci, 1989)

La medicalizzazione delle sostanze psichedeliche si inserisce in un modello antiquato di malattia mentale, secondo il quale il disturbo riguarda soltanto l’individuo e sulla cui base si costruisce la struttura istituzionale attuale. Significa fare il gioco delle grandi multinazionali farmaceutiche e delle politiche repressive, contrastato invece dal modello che vede nel disturbo psichiatrico l’espressione di qualcosa che non funziona nella struttura, nell’organizzazione interpersonale, nel gruppo, nella situazione istituzionale, e quindi il segno di qualche cosa che deve essere cambiato proprio a livello della struttura stessa.
Il rischio è che si tralasci completamente la necessità, già sottolineata da Mark Fisher, di “ripoliticizzare la malattia mentale”, continuando erroneamente a considerare intimi e privati quei “mali strutturali delle società tardo-capitalistiche, tutti profondamente connessi a forme di violenza sociale esplicite o camuffate dietro maschere sorridenti”.

In Italia, il quadro della salute mentale è particolarmente preoccupante: circa 1 italiano su 6 convive con un disturbo mentale, clinicamente diagnosticato o diagnosticabile. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità tale quadro è fortemente influenzato dalle precarie condizioni socioeconomiche di una fetta sempre più consistente della popolazione (P. Finzi, 2026). La rete dei Servizi di Salute Mentale è articolata e diffusa su tutto il territorio nazionale ma presenta forti criticità, dal sottofinanziamento, con un investimento pro capite tra i più bassi in Europa, alle carenze di personale, inferiore di quasi il 30% rispetto agli standard. Criticità che si accentuano in alcune regioni, soprattutto del Mezzogiorno (ISS, 2026). Mentre il numero dei posti letto e del personale specializzato diminuiscono, aumentano quelli dei pazienti che assumono antipsicotici e antidepressivi. L’utenza cresce, i finanziamenti si riducono. Molti problemi da affrontare, quasi nessuna iniziativa per superarli (F. Starace & F. Giovinazzi, 2023).
Di fronte ad una situazione così desolante, ci sembra piuttosto inopportuno investire le poche risorse a disposizione in ulteriori ricerche psicofarmacologiche piuttosto che in riforme sostanziali del sistema di cura e di assistenza, ma soprattutto di prevenzione. Se anche si riuscissero a superare le barriere regolatorie, i servizi di salute mentale in Italia non sarebbero comunque adeguati all’integrazione di questo tipo di terapie, per ragioni economiche, burocratiche e cliniche. I professionisti del settore, già carenti in ordine numerico e schiacciati dalle condizioni lavorative precarie, non hanno una formazione sufficiente in materia di psichedelici. Senza contare il fatto che i trattamenti a base di psichedelici implicano un percorso di psicoterapia che non è garantita dai livelli essenziali di assistenza. Inoltre, non sarebbe facile raggiungere una idoneità strutturale e garantire l’accessibilità equa a dei trattamenti così costosi ed impegnativi in termini logistici, di tempo ed energie. Non tutti, infatti, hanno le possibilità di sottoporsi a dei percorsi così lunghi e complessi che implicano spostarsi e assentarsi dal lavoro, avere almeno un caregiver e delle risorse economiche adeguate, oltre a rientrare nei molto stringenti criteri di inclusione previsti dagli attuali protocolli. Si sta parlando di trattamenti rivolti ad una fetta molto ristretta della popolazione.
Tuttavia, la propaganda sensazionalistica sulle terapie psichedeliche spinge molte persone sofferenti e frustrate a riporre delle aspettative eccessivamente alte in queste “cure miracolose”. Molti, così, finiscono per assumere allucinogeni acquistati sul mercato nero, senza alcuna preparazione o supporto, in contesti pericolosi, a scopo automedicativo. Un fenomeno potenzialmente dannoso per le popolazioni più vulnerabili da un punto di vista legale, medico e psicologico. 

Le implicazioni sociali e culturali della terapia assistita con sostanze psichedeliche vanno oltre l’ambito clinico. La crescente medicalizzazione solleva interrogativi sulla tensione tra l’uso terapeutico, la privatizzazione e gli investimenti finanziari correlati e le più ampie pratiche culturali, spirituali e tradizionali in cui queste sostanze sono state storicamente inserite. Ciò include preoccupazioni più specifiche relative all’appropriazione culturale, alla ripartizione iniqua dei benefici, ai costi inaccessibili per le popolazioni emarginate, al turismo medico e alle ripercussioni ecologiche, nonché ai diritti di proprietà intellettuale che ostacolano l’accesso degli indigeni alle sostanze psichedeliche.

4.4 Hype mediatico

Negli ultimi dieci anni, l’hype mediatico del Rinascimento Psichedelico è arrivato anche in Italia – come sempre col ritardo che contraddistingue il nostro Paese – seguendo la risonanza di quanto accaduto negli USA prima, negli altri Paesi occidentali dopo. 

Saggi, romanzi, blog, podcast, film d’animazione, documentari, festival, eventi culturali, da qualche anno si parla di psichedelia ovunque!

Sono stati divulgati molto precocemente i risultati di ricerche sperimentali, molto promettenti, ma incompleti e preliminari. Infatti, i dati “miracolosi” prodotti dagli studi di Fase 1 e 2, non vengono poi confermati negli studi di Fase 3 (E.E. Schenberg, 2025), come dimostra il fatto che in vent’anni di trial non ci sia ancora stata nessuna autorizzazione da parte della FDA. 

Questo grave errore di estrapolazione ha contribuito alla diffusione di una narrazione troppo entusiasta delle terapie psichedeliche. Una narrazione che sottovaluta i rischi, creando un rapporto con gli psichedelici superficiale e potenzialmente pericoloso. Questo approccio è stato accompagnato da un vero e proprio “boom mediatico”: le sostanze psichedeliche sono state sponsorizzate come panacea di tutti i mali e, soprattutto negli USA, crescono esponenzialmente gli investimenti nella loro medicalizzazione.
Questa repentina svolta culturale ci ha catapultato in una dimensione che possiamo definire “integralismo psichedelico”. In tale contesto, che vige tutt’oggi, si è delineato uno “stigma orizzontale”, per cui i sostenitori della psichedelia ostracizzano i consumatori di altre sostanze, compresi coloro che assumono psicofarmaci regolarmente prescritti.

Il fenomeno si basa sull’idea che gli psichedelici non sono droghe, ma farmaci – come se non lo fossero stati anche cocaina ed eroina. (per un approfondimento sull’argomento si veda https://collettivotrickster.net/sulla_distanza_degli_psichedelici_dalla_droga/?fbclid=IwQ0xDSwOkwX1leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEe1_Iio8INP4fnBeOKBJKd5ojV9IBLd1tyzjv4ed4pE1p4v1PjOeYK39QY9EM_aem_u0Wf1Y2v8AmVnwqBj1sxWA).  

Nonostante il grande slancio scientifico e culturale per le “innovative terapie psichedeliche”, la regolamentazione è piuttosto sfavorevole. Nel nostro paese, ad esempio, non siamo mai riusciti a formulare una legge sulla depenalizzazione dell’utilizzo della cannabis e i Servizi di Riduzione del Danno sono ancora tenuti ai margini dei servizi, subendo lo stesso stigma riservato ai consumatori di sostanze stupefacenti. Uno stigma che vige anche nella cultura, nella società e nei servizi dedicati alla salute mentale. Appare piuttosto curioso che gli stessi psichiatri pronti a censurare con violenza i consumatori di cocaina o marijuana siano i protagonisti di un dibattito che li coinvolge come corresponsabili di una mistificazione.

Abbiamo tanto osannato e romanticizzato il Rinascimento psichedelico che abbiamo forse dimenticato che il Rinascimento storiografico è stato anche il periodo in cui l’uomo ha messo se stesso al centro dell’universo, sottomettendo ai propri scopi la natura, il corpo, la donna, i deboli?
Forse bisogna ricordare che l’LSD è stato sintetizzato nel laboratorio di una grande Industria farmaceutica e che è diventato un farmaco sperimentale utilizzato in svariate modalità piuttosto crudeli. O che la sintesi della psilocibina ha una storia di appropriazione culturale ed estrattivismo coloniale, così come la mescalina e più recentemente l’ayahuasca e altre piante sacre (S. Siff, 2018). La commercializzazione estrattiva delle piante medicina è oggi più che mai molto dannosa per le popolazioni indigene di Sud e Centro America: set e setting del rinascimento psichedelico sono il libero mercato del tardo-capitalismo e lo sfruttamento neocolonialista delle popolazioni più vulnerabili.

5. Conseguenze del Rinascimento psichedelico

Ad oggi, quali e quante saranno le conseguenze socioculturali del Rinascimento psichedelico si intravedono soltanto all’orizzonte. 

Negli Stati Uniti, diversi movimenti di ricercatori indipendenti hanno iniziato a sollevare preoccupazioni sull’intersezione tra il Rinascimento psichedelico e il capitalismo aziendale, il neoliberalismo di destra, l’assistenza sanitaria istituzionalizzata, le tecnologie dirompenti e la cultura popolare. Molti di questi sviluppi si sono notevolmente discostati dai principi di sostenibilità e stanno sfruttando le popolazioni indigene, oltre che varie minoranze etniche, religiose e linguistiche. In Italia, invece, sembra siano ancora in pochi a percepire la gravità di queste derive. 

Un esempio esplicativo può essere il mercato delle terapie a base di ketamina.
Nel 2020, Field Trip Health, un’azienda che somministrava terapia con ketamina tramite iniezioni intramuscolari in ambito clinico, è stata quotata in borsa con una valutazione di oltre 100 milioni di dollari. Successivamente, l’azienda ha perseguito una rapida espansione geografica ed ha lanciato un programma ibrido a basso costo, Field Trip Freedom, per facilitare sessioni a domicilio utilizzando compresse di ketamina e un’app per la registrazione delle istruzioni. Nel dicembre 2022, il Wall Street Journal ha segnalato la presenza di pubblicità ingannevoli sulla terapia con ketamina sui social media negli Stati Uniti. Le pubblicità promuovono la terapia con ketamina come una panacea, nonostante sia anche un farmaco che crea dipendenza ed è facilmente nocivo. Intanto, nel 2019 la FDA ha approvato Spravato (utilizzato anche in Italia dal 2021), uno spray nasale a base di un derivato della ketamina (esketamina), per il trattamento della depressione resistente al trattamento, sotto la supervisione di un medico professionista in una struttura clinica. È prodotto e commercializzato da Janssen Pharmaceuticals, una sussidiaria di Johnson & Johnson, una delle grandi Big Pharma implicate legalmente per il loro ruolo nell’epidemia di oppiacei americana. Nel 2023, il farmaco ha raggiunto un fatturato di 689 milioni di dollari, con una crescita annua dell’84%. Nello stesso anno, la FDA ha pubblicato un avviso sul crescente abuso di spray nasali a base di ketamina su prescrizione medica, dovuto alla distribuzione incontrollata e ai trattamenti non supervisionati.

Emblematico è anche il caso della commercializzazione della terapia con MDMA. Per rispondere alle esigenze finanziarie della corsa all’approvazione normativa, MAPS nel 2024 si è trasformata in Lykos Therapeutics, un’azienda farmaceutica a tutti gli effetti.
Dopo la falsa partenza con il rifiuto della terapia a base di MDMA di Lykos Therapeutics per il disturbo da stress post-traumatico nel 2024, le aziende Compass Pathways e Definium si stanno avvicinando al traguardo normativo e si stanno preparando a far passare il settore degli psichedelici da una tesi scientifica a una realtà commerciale (H. McKenzie, 2026).
A dare un impulso importante alle terapie psichedeliche è il Ministro della Salute dell’amministrazione Trump, Robert F. Kennedy Jr., che aveva accusato la FDA di “sopprimere” tali trattamenti, in occasione del rifiuto per la terapia a base di MDMA.
Atai Life Sciences, fondata dal magnate Christian Angermayer e sostenuta dall’investitore miliardario Peter Thiel è tra le aziende con il valore più elevato del settore: è stata quotata in borsa nel 2021 con una valutazione di 3,19 miliardi di dollari, raccogliendo 225 milioni di dollari con la sua offerta pubblica iniziale. I due imprenditori hanno una visione del mondo e degli psichedelici simile a quella di Elon Musk, orientata al superominismo e all’accelerazionismo, con l’obiettivo di “introdurre vere capacità sovrumane attraverso la perfetta integrazione della tecnologia nei nostri corpi.”

Molti di questi personaggi sono coinvolti in scandali di vario tipo. Psymposia, un’organizzazione mediatica impegnata tra le altre cose nella critica del rinascimento psichedelico, ha dedicato oltre un anno a indagare sulle forze finanziarie e politiche che plasmano l’industria psichedelica. Attraverso l’analisi di centinaia di documenti interni, tra cui e-mail, trascrizioni, presentazioni e altri materiali primari che coprono quasi un decennio, il rapporto “The Psychedelic Syndacate” descrive l’ascesa dello Psychedelic Science Funders Collaborative (PSFC) e la sua vasta influenza nel settore. Il PSFC ha aggirato le strutture normative federali e manipolato lo sviluppo delle politiche a livello statale, trasformando un movimento guidato dalla comunità in un veicolo di influenza aziendale centralizzata. Ha stabilito il controllo occupando i consigli di amministrazione di organizzazioni strategiche, guidando iniziative politiche a livello statale e finanziando centri di ricerca psichedelica presso importanti università degli Stati Uniti. Questo sforzo coordinato mirava a creare un’industria farmaceutica psichedelica multimiliardaria, con la terapia assistita da MDMA di Lykos Therapeutics che da allora ha cambiato nome in Resilient Pharmaceuticals. In seguito al rifiuto della FDA nel 2024 della terapia assistita da MDMA, le organizzazioni finanziate dal PSFC (tra cui MAPS, Lykos Therapeutics e i gruppi di veterani Heroic Hearts Project e Healing Breakthrough) hanno preso di mira critici e informatori. Non essendo riusciti a sovvertire il processo normativo della FDA, questi gruppi stanno ora facendo appello all’amministrazione Trump affinché acceleri l’approvazione sulla base di dati provenienti da studi clinici caratterizzati da gravi fallimenti scientifici. Ignorando le preoccupazioni per la sicurezza pubblica nella loro corsa al lancio di una terapia sperimentale sul mercato, la PSFC ha risposto al rifiuto della FDA intensificando strategie che costituiscono una cattura normativa (N. Devenot et al., 2025).
In un elenco compilato da Psychedelic Alpha, nel 2024 erano 49 le aziende psichedeliche quotate in borsa che sviluppano farmaci e soluzioni terapeutiche, con una valutazione complessiva di circa due miliardi di dollari. 

Recentissima è la notizia, non sorprendente, della presenza Epstein’s files di alcuni dei fondatori dell’industria psichedelica (J. Gorsline, 2026) e dei suoi investitori (Psymposia, 2026).  

Da questi dati è piuttosto chiaro che il rinascimento psichedelico è basato su delle fondamenta artificiali e corrotte. Eppure, in Italia come nel resto dell’Europa, il movimento psichedelico non ha preso una posizione ufficiale esplicita a riguardo, mantenendo un profilo neutrale e focalizzato su ricerca pubblica indipendente, vantando una trasparenza europea distante dagli scandali statunitensi. Nemmeno MAPS Italia ha espresso delle opinioni ufficialmente rispetto a quanto ha coinvolto la casa madre.

Per acquisire rilevanza nel tardo capitalismo, quali discorsi sociopolitici dominanti stanno abbracciando il movimento psichedelico e quale riallineamento ideologico si sta creando per legittimare e normalizzare l’ascesa della medicina psichedelica? Dato che le sostanze psichedeliche sono descritte come sensibili ai fattori contestuali, queste domande sono particolarmente pertinenti in un’era di individualismo, metriche di produttività, consumismo elevato, commercializzazione aggressiva, austerità, eccessiva mobilità sociale e atomizzazione della comunità.
(J. Davies et al., 2023)

Sono vari i meccanismi messi in atto all’interno del movimento psichedelico per consentire la sua collusione ideologica con le principali direttive neoliberiste. Questi includono meccanismi di medicalizzazione, produttivizzazione, patologizzazione, depoliticizzazione, mercificazione e decollettivizzazione, meccanismi che normalizzano il trattamento redditizio degli individui in isolamento dalla comunità, mettendo in secondo piano un confronto sistematizzato con i predittori sociali del disagio mentale.

Questi meccanismi, pur operando nell’ambito medico, non sono limitati a questo contesto, poiché la loro attuazione può essere osservata in molteplici ambiti della vita sociale, dove, ad esempio, le molteplici insoddisfazioni umane possono essere depoliticizzate, le lamentele decollettivizzate, le risorse naturali mercificate, le forme di dissenso legittimo patologizzate e il lavoro produttivizzato (J. Davies et al., 2023).

Un grosso problema è rappresentato dalla criminalizzazione dell’uso di sostanze: mentre il sistema farmaceutico promuove il suo impegno per la sicurezza, quasi tutte le droghe desiderabili provenienti dall’industria sono finite sul mercato nero, disponibili per coloro che non possono permettersi o accedere a queste sostanze legalmente. Quando la criminalizzazione è un deterrente inefficace per le attività del mercato nero, si crea un notevole onere pubblico, incanalando le persone attraverso la polizia, i tribunali, le carceri e i sistemi di riabilitazione.
La medicina psichedelica in Italia non sembra sostenere concretamente la decriminalizzazione dell’uso di sostanze né appoggiare in maniera sistematica la Riduzione del danno. D’altro canto, apparentemente gli attivisti antiproibizionisti non comprendono appieno che il percorso per la medicalizzazione delle terapie psichedeliche rischia di essere nocivo e controproducente per la causa. 

Conclusioni

Non ci meraviglia l’esaltazione dei clinici per le terapie psichedeliche. Non sorprende nemmeno il fervore nel portare avanti pratiche underground potenzialmente pericolose da parte di coloro che, seppure dichiarandosi anti-psichiatri, continuano a servire un sistema pubblico malato. Forse, perché queste terapie rafforzano la loro onnipotenza narcisistica.
Che dire del fascino che subiscono artisti e letterati, che da sempre amano la dimensione di salvezza celata nella perdita del sé? Sorprendente, oltre che sconcertante, è il sostegno al movimento della terapia psichedelica da parte dei sedicenti psiconauti, degli attivisti per la giustizia sociale e persino degli antiproibizionisti. Soggetti dai quali ci si aspetterebbe un maggior senso critico nei confronti di tali fenomeni. Servirebbe piuttosto la capacità di discernere tra iniziative di decriminalizzazione e destigmatizzazione (J. Evans & S. Suseelan, 2024) delle sostanze stupefacenti e medicalizzazione, psichiatrizzazione e capitalizzazione – in corso – degli psichedelici. 

[…] Questa nostra linda e organizzata società, condotta dai potenti e moralizzata dai benpensanti, ha come scopo lo sfruttamento dell’uomo per produrre denaro o potenza […] La stessa storia della psichiatria (vedi Michel Foucault) è storia di eliminazione di persone che non rientrano nei programmi del potere costituito.
(G. Antonucci, 1989, p. 158)

Nel frattempo, la cultura del benessere e del self-care ci racconta che abbiamo bisogno di “guarire”. Piovono festival olistici, in cui il miraggio della cura magica è a portata di like, dai quali si torna nel mondo reale detenendo assolute verità, dispensate al bar nutrendo nel frattempo il capitale imperialista.
La cara vecchia sofferenza umana va combattuta ad ogni costo, perfino appropriandosi di antiche tradizioni di terre lontane, i cui popoli hanno subìto per secoli violenza coloniale, estrattivismo e sfruttamento da parte dell’Occidente. Per attraversare l’altrove e uccidere il proprio ego val la pena supportare e finanziare una SPA psichedelica per i soldati dell’IDF? Non importa se le nostre cerimonie di cacao contribuiscono a devastare l’Amazzonia, se i nostri ritiri wellness con cucina vegana e microdosing di psilocibina in Costa Rica fanno parte di un business che ingrassa i magnati della Silicon Valley, perché noi abbiamo bisogno dell’“illuminazione”. Adesso. Costi quel che costi.
L’industria del benessere localizza sempre più il problema all’interno dell’individuo, risolvibile e vendibile con un semplice “reset del cervello”, come i guru della psichedelia insegnano. Come se il corpo non contasse, la sua posizione all’interno di un sistema violento, razzista, transomofobo e patriarcale non avesse un peso, come se si potesse cambiare forma da soli in una collettività alienata.
Quello che i guru dei social media ci vendono come “Spiritualità” non è altro che un indottrinamento, una gabbia performativa omologante raccontata come “risveglio”.
Seppur il tema della spiritualità sia molto attenzionato dal Rinascimento psichedelico, che attribuisce delle implicazioni mistiche alle esperienze psichedeliche, come da tradizione hippy, il sacro è completamente escluso dal movimento. Come è escluso dal consumismo perché, come diceva Pasolini, “è inutile, non produce, è l’unico limite che il potere non può manipolare”.

Rifiutando l’adozione degli psichedelici nella farmacopea psichiatrica ma anche la mitizzazione di essi nella cultura del benessere New Age, è possibile immaginare un’altra strada?
Forse potremmo pensare ad un utilizzo libero, sicuro e modulato di questi strumenti da parte di una popolazione informata ed educata. Possiamo immaginare un supporto alla pari all’interno di piccole comunità di persone che si guidano a vicenda in un utilizzo di sostanze (psichedeliche e non) responsabile, applicando i principi della riduzione del danno, magari in un contesto di legalità che regoli normative e standard adeguati. 

Ci sembra, in definitiva, che nel bel mezzo di questa utopia olistica si insinui il seme delle diseguaglianze. Un grande ostacolo della nostra cultura è la confusione che si fa tra diversità e disparità. Per cui, ci chiediamo: è forse possibile concepire una rivoluzione culturale senza che questa preveda una rivoluzione sociopolitica?

Non potete comprare la rivoluzione.
Non potete fare la rivoluzione.
Potete soltanto essere la rivoluzione.
È nel vostro spirito, oppure non è in alcun luogo.
(U.K. Le Guin, 1974, p. 427)

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Maria Laura De Rosa, psichiatra/non psichiatra campana. Dopo alcuni anni nel Servizio sanitario nazionale, non esercita la professione. Si interessa di Transiti di Coscienza, psichedelia, yoga, meditazione e Breathwork da diversi anni. Dal 2018 al 2023 socia SISSC, di cui è stata Vice Presidente dal 2020 al 2023. Antiproibizionista e operatrice della Riduzione del Danno da uso di sostanze, collabora dal 2019 con Progetto Neutravel e nel 2020 ha contribuito alla nascita di Spazio Intermedium. Psicoterapeuta psichedelica, ha terminato nel 2024 il training presso la MIND Foundation di Berlino.  Dal 2024 fa parte del Collettivo Trickster.

Parole chiave: psichedelia, storia italiana, distopia, psichiatria