W. S. Burroughs, La mia educazione. Un libro di sogni, Adelphi 2026

Il testo di William Seward Burroughs La mia educazione. Un libro di sogni, tradotto da Andrew Tanzi in italiano per la prima volta per Adelphi e originariamente pubblicato nel 1990, rappresenta una delle ultime opere letterarie dello scrittore americano e l’ultimo lavoro editoriale dedicato a Burroughs dalla casa editrice milanese. Burroughs è stato tutta la vita un cartografo della mente, un esploratore degli spazi psichici e delle soglie: interessato agli effetti dell’uso di sostanze, dall’eroina allo yagé, così come ai fenomeni parapsicologici, impressionato dalle teorie reichiane sull’orgone, insieme a Gysin elaborerà la teoria del cut-up.

Intervista a Stella Sorcinelli

di Stefania Persano – Stella Sorcinelli è presidente dell’associazione teatrale Maigret Magritte, che ha sede alla casa di quartiere Barrito, nel quartiere torinese di Nizza Millefonti. Stella gestisce sia i corsi interni della scuola di teatro che i progetti di comunità. È anche insegnante di lettere in un liceo. Inoltre, attualmente cura un percorso di scrittura creativa nel reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino. Lasciandoci trasportare dal flusso della conversazione, abbiamo parlato di teatro, di scrittura e di didattica e osservato lo spontaneo emergere di zone in comune tra queste attività, in primis la dimensione laboratoriale e la centralità della relazione.

Sedati

di James Davies – Presentiamo di seguito la traduzione dell’introduzione del libro Sedated: How Modern Capitalism Created Our Mental Health Crisis di James Davies, edito nel 2021 in lingua inglese. Il testo ricostruisce come, negli ultimi decenni, l’espansione del paradigma biomedico, l’influenza dell’industria farmaceutica e l’affermazione di politiche neoliberali abbiano ridefinito la comprensione della sofferenza psicologica, trasformandola in un problema individuale da trattare farmacologicamente. Davies mostra come questa medicalizzazione crescente abbia oscurato le radici sociali, economiche e relazionali del malessere, contribuendo a una crisi della salute mentale che non deriva da deficit biologici, ma da condizioni strutturali che generano disagio.

Neuromant

di Matteo Curti – Spettri e found footage collassano in glitch. Memorie analogiche e rimasugli di vecchi nastri magnetici sanguinano nel digitale, frammentando la percezione in violenti artefatti di compressione. Il passato non si ricorda, si corrompe. Dov’è casa se il corpo si fa pixel? La gravità perde di senso quando l’identità viene smantellata, disciolta in una griglia di coordinate instabili. Non siamo più biologia limitata dal respiro, ma pura risoluzione, vettori in attesa di essere renderizzati su schermi che nessuno sta guardando.

Elogio dell’interferenza misticopolitica

di Federico Battistutta – Cosa ci viene in mente se pensiamo a questa parola: interferenza? Quando un territorio si trasforma e diventa zona d’interferenza? Per cominciare: prendiamo due campi di esperienza, distinti quanto a motivazioni storiche e culturali, con i loro apparati di saperi e di pratiche operativi al loro interno (via via il discorso verrà declinato in modo specifico nei termini di spiritualità e politica). Ecco, cosa accade se, a un certo punto, questi due campi entrano in contatto, finanche in collisione, nel momento in cui viene a mancare loro quel retroterra che li manteneva in essere, giustificandone la separazione?

Una transizione imposta

di Stefania Persano – Assistiamo a una rapida e implacabile trasformazione della società a opera del digitale, una trasformazione che coinvolge anche la scuola. Davanti a un panorama in cui si codificano modifiche sostanziali della teoria e della prassi didattica, tali da riplasmare le forme e le modalità pedagogiche, ci domandiamo quale postura stia assumendo la scuola rispetto alla sempre più incalzante richiesta di adattamento a queste ricodificazioni. La risposta a questa domanda non pare confortante: lungi dal rendere giustizia al suo mandato di agenzia educativa, l’istituzione scolastica sembra piuttosto arrendersi a un’accettazione supina di altre agenzie trasformative, il cui mandato – adombrato da un’astuta retorica inneggiante al benessere e al progresso – è in sostanza il profitto.
Soprattutto alla luce dei costi energetici smodati (di cui non si prevede un ribasso nel futuro) dei data center su cui poggia il funzionamento delle piattaforme per la cosiddetta intelligenza artificiale, si rende necessario un approccio molto critico – severo, rigoroso, osiamo dire resistente – a una transizione che puzza di tecnocrazia.

Distopia psichedelica – Parte II

di Maria Laura De Rosa – In questo articolo continua la riflessione e il lavoro storico sull’impiego degli psichedelici nella ricerca medica e psichiatrica italiana e internazionale, facendo riferimento all’epoca recente e al Rinascimento Psichedelico. Il termine “Psychedelic Renaissance” deriva dal titolo di un libro del 2012 di Ben Sessa, psichiatra del Regno Unito che scrisse il primo articolo pubblicato sulla stampa medica britannica sugli psichedelici dagli anni Sessanta.

Distopia psichedelica – Parte I

di Maria Laura De Rosa – Negli ultimi anni, la comunità scientifica italiana appare piuttosto interessata agli sviluppi della ricerca clinica sulle famigerate terapie psichedeliche. Tuttavia, si mostra poco critica nei confronti dei risvolti sociopolitici e culturali che questo fenomeno comporta, poiché manca di un’adeguata comprensione della natura sistemica delle ingiustizie ed oppressioni ad esso correlate. Sembra inoltre rivolgere ancora una scarsa attenzione a potenziali rischi e collateralità cliniche di queste sostanze, nonché agli effetti psichici a medio e lungo termine, di cui si discute troppo poco.

La politica nelle pieghe della materia

di Giorgio Griziotti – Segnaliamo l’uscita della traduzione di un importante testo di Karen Barad, Meeting the universe halfway, in italiano Incontrare l’universo a metà strada, che si concentra sui rapporti tra materialismo, fisica quantistica e teoria queer.
Ringraziamo per la gentile concessione Giorgio Griziotti, autore di questa prefazione, e la casa editrice Mimesis.

Radio killed the ego star

di K. – Quest’articolo offre spunti di riflessione sia sul rapporto tra lo speaker radiofonico e gli ascoltatori – liminale, caratterizzato dall’assenza dello sguardo – che sull’imprendibilità e sull’ambiguità dello strumento radio. Le emittenti, infatti, sono sempre più cooptate da un sistema mercificante che appiattisce le coscienze, per cui l’intento della trasmissione è la distrazione. Ma d’altro canto non mancano esempi di pratiche opposte, ovvero di uso della radio come strumento comunicativo, informativo e aggregativo, che concorre a creare una cultura dell’ascolto attivo e della partecipazione.