La frontiera della fantascienza: Gibson, Le Guin e il mito dell’identità americana

di Jessica Murano – L’oscillazione semantica tra frontier e border racchiude la tensione dell’identità americana tra la spinta verso l’ignoto e la barriera difensiva. In questo scritto, si analizza questa polarità nelle opere fantascientifiche di Le Guin e Gibson, mostrando come il concetto stesso di confine possa qualificarsi come strumento epistemico essenziale per interpretare le tensioni politiche, culturali e tecnologiche del presente.

Amleto e Lorenzaccio: Essere o non essere in scena.

di Emanuele Mazza – Noi, mugugnava, noi dobbiamo assassinare il tiranno, non importa quale, e perciò progettiamo, senza per questo condividere, anzi, disapprovando totalmente e l’intento e il programma  ideato; ma bisogna inventarci una coscienza, per liberarci della coscienza.

Custodire l’inappropriabile. Donna Haraway, spiritualità e relazioni terrestri

di Federico Battistutta – Che cosa accade quando una filosofa come Donna Haraway, poco propensa verso il mondo delle religioni, finisce per sviluppare pensieri e pratiche che ricordano sorprendentemente campi di esperienza storicamente appartenenti alla spiritualità? In questione non è l’adesione a un concetto astratto o dogmatico di spiritualità, quanto considerare la funzione e la riconfigurazione concreta che vengono a svolgere in ogni epoca determinate teorie e pratiche. 

La coscienza imbrigliata in un chatbot

di Davide Calò – Il filosofo australiano David Chalmers si chiede con chi parliamo quando parliamo con un modello linguistico e per rispondere costruisce un’ontologia dell’interlocutore. Questo articolo prova a mostrare come quell’ontologia, che si dichiara neutrale sulla coscienza, finisca per presupporla, e come la figura che si cerca nel modello sia piuttosto qualcosa che chi parla vi proietta.

W. S. Burroughs, La mia educazione. Un libro di sogni, Adelphi 2026

Il testo di William Seward Burroughs La mia educazione. Un libro di sogni, tradotto da Andrew Tanzi in italiano per la prima volta per Adelphi e originariamente pubblicato nel 1990, rappresenta una delle ultime opere letterarie dello scrittore americano e l’ultimo lavoro editoriale dedicato a Burroughs dalla casa editrice milanese. Burroughs è stato tutta la vita un cartografo della mente, un esploratore degli spazi psichici e delle soglie: interessato agli effetti dell’uso di sostanze, dall’eroina allo yagé, così come ai fenomeni parapsicologici, impressionato dalle teorie reichiane sull’orgone, insieme a Gysin elaborerà la teoria del cut-up.

Intervista a Stella Sorcinelli

di Stefania Persano – Stella Sorcinelli è presidente dell’associazione teatrale Maigret Magritte, che ha sede alla casa di quartiere Barrito, nel quartiere torinese di Nizza Millefonti. Stella gestisce sia i corsi interni della scuola di teatro che i progetti di comunità. È anche insegnante di lettere in un liceo. Inoltre, attualmente cura un percorso di scrittura creativa nel reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino. Lasciandoci trasportare dal flusso della conversazione, abbiamo parlato di teatro, di scrittura e di didattica e osservato lo spontaneo emergere di zone in comune tra queste attività, in primis la dimensione laboratoriale e la centralità della relazione.

Sedati

di James Davies – Presentiamo di seguito la traduzione dell’introduzione del libro Sedated: How Modern Capitalism Created Our Mental Health Crisis di James Davies, edito nel 2021 in lingua inglese. Il testo ricostruisce come, negli ultimi decenni, l’espansione del paradigma biomedico, l’influenza dell’industria farmaceutica e l’affermazione di politiche neoliberali abbiano ridefinito la comprensione della sofferenza psicologica, trasformandola in un problema individuale da trattare farmacologicamente. Davies mostra come questa medicalizzazione crescente abbia oscurato le radici sociali, economiche e relazionali del malessere, contribuendo a una crisi della salute mentale che non deriva da deficit biologici, ma da condizioni strutturali che generano disagio.

Neuromant

di Matteo Curti – Spettri e found footage collassano in glitch. Memorie analogiche e rimasugli di vecchi nastri magnetici sanguinano nel digitale, frammentando la percezione in violenti artefatti di compressione. Il passato non si ricorda, si corrompe. Dov’è casa se il corpo si fa pixel? La gravità perde di senso quando l’identità viene smantellata, disciolta in una griglia di coordinate instabili. Non siamo più biologia limitata dal respiro, ma pura risoluzione, vettori in attesa di essere renderizzati su schermi che nessuno sta guardando.

Elogio dell’interferenza misticopolitica

di Federico Battistutta – Cosa ci viene in mente se pensiamo a questa parola: interferenza? Quando un territorio si trasforma e diventa zona d’interferenza? Per cominciare: prendiamo due campi di esperienza, distinti quanto a motivazioni storiche e culturali, con i loro apparati di saperi e di pratiche operativi al loro interno (via via il discorso verrà declinato in modo specifico nei termini di spiritualità e politica). Ecco, cosa accade se, a un certo punto, questi due campi entrano in contatto, finanche in collisione, nel momento in cui viene a mancare loro quel retroterra che li manteneva in essere, giustificandone la separazione?

Una transizione imposta

di Stefania Persano – Assistiamo a una rapida e implacabile trasformazione della società a opera del digitale, una trasformazione che coinvolge anche la scuola. Davanti a un panorama in cui si codificano modifiche sostanziali della teoria e della prassi didattica, tali da riplasmare le forme e le modalità pedagogiche, ci domandiamo quale postura stia assumendo la scuola rispetto alla sempre più incalzante richiesta di adattamento a queste ricodificazioni. La risposta a questa domanda non pare confortante: lungi dal rendere giustizia al suo mandato di agenzia educativa, l’istituzione scolastica sembra piuttosto arrendersi a un’accettazione supina di altre agenzie trasformative, il cui mandato – adombrato da un’astuta retorica inneggiante al benessere e al progresso – è in sostanza il profitto.
Soprattutto alla luce dei costi energetici smodati (di cui non si prevede un ribasso nel futuro) dei data center su cui poggia il funzionamento delle piattaforme per la cosiddetta intelligenza artificiale, si rende necessario un approccio molto critico – severo, rigoroso, osiamo dire resistente – a una transizione che puzza di tecnocrazia.