Fluidi, sonnambule e trance: il meraviglioso mondo del magnetismo animale

The Operator Inducing a Hypnotic Trance, engraving after Dodd, 1794. Plate from Ebenezer Sibly’s book, A Key to Physic, 1794.

di Ludovica Perina

Nel 1766 il medico Franz Anton Mesmer postula l’esistenza di un fluido magnetico che, aleggiando tra i corpi, avrebbe effetti sulla salute psichica e fisica degli umani. La bislacca teoria, in grado di dialogare tanto con i desideri della borghesia urbana quanto con le nuove concezioni del ‘magico’, riuscirà a influenzare per sempre la storia della medicina europea.

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Introduzione 

Una donna è seduta a braccia conserte e occhi chiusi su un’elegante poltroncina da salotto. Di fronte a lei, un uomo, in piedi, fa strani movimenti con le mani. Lei sembra dormire, eppure, dopo un po’, a mezza voce, risponde alla domanda che lui le pone: “Cosa contiene la tabacchiera chiusa che si trova sul comò in sala da pranzo?” “Due sigari e mezzo e un piccolo cerino”. La risposta è esatta. 

Questa scena immaginaria era la quotidianità per tutte le persone che, durante tutto l’Ottocento, soprattutto tra Francia e Italia, abbiano bazzicato gli ambienti del mesmerismo. 

Io non ho avuto questa fortuna, ma ho iniziato a interessarmi di questo curioso fenomeno durante la lunga fase di ricerca bibliografica che ha anticipato la scrittura di Incantagioni audio-essay [1], un lavoro che ho svolto come parte del collettivo artistico k-assandra,  e che rappresenta l’ampliamento transmediale del libro Incantagioni. Storie di veggenti, sibille, sonnambule e altre fantasmagoriche liberazioni di Mariano Tomatis (Tomatis, 2022). 

Narrazione e ricerca si sono susseguite e accavallate durante la produzione del lavoro, dando vita a delle domande di ricerca che, partendo dall’analisi di questo fenomeno, potessero ampliarsi fino ad interrogare la contemporaneità. 

Nello specifico, quello che ci interessava era il rapporto ambiguo che il mesmerismo ha avuto da un lato con la Scienza, soprattutto quella medica, e dall’altro con l’ambito magico-religioso, che in quel momento di forte costruzione della modernità positivista stava perdendo terreno ed egemonia. 

Il mesmerismo, infatti, è uno di quei molti fenomeni che ci ricordano come la costruzione della modernità europea non sia stato un percorso lineare, omogeneo e coerente come i sostenitori sfegatati del mito del progresso sostengono; al contrario, è stato un percorso costellato di contraddizioni, contrapposizioni, lotte per l’egemonia, ma soprattutto convivenze tra alternative spesso diverse e solo apparentemente contraddittorie.

Mesmer e il magnetismo animale

Ma cos’è il mesmerismo? Con questo termine ci si riferisce ad una dottrina originata dalle ricerche di un medico tedesco, Franz Anton Mesmer, nato a metà del Settecento vicino al Lago di Costanza. Giovane intellettualmente curioso, dopo aver cambiato diversi corsi di studio, nel 1766 Mesmer pubblicò la sua tesi di laurea in medicina, la Dissertatio physico-medica de planetarum influxu. Nel testo espone la teoria che – rielaborata, modificata e ampliata negli anni – diventerà la base teorica della dottrina del magnetismo animale. Mesmer ipotizza l’esistenza di un fluido che, aleggiando tra i corpi, li metterebbe in comunicazione tra di loro: nello specifico, sottolinea l’influenza che i corpi celesti avrebbero sulla salute fisica e psichica dell’essere umano.

Per quanto questa teoria possa sembrare ai nostri occhi buffa e bislacca, è importante notare che la teoria del fluido di Mesmer si ispirava alle più recenti scoperte scientifiche del tempo: le teorie sull’etere, la teoria di gravitazione universale, gli studi sull’elettricità e sui campi magnetici. È proprio al magnetismo che guarda Mesmer: ispirato da alcuni medici che, in giro per l’Europa, proponevano di curare i pazienti con oggetti magnetici, anche lui decide di esplorare questo tipo di terapia. Nel 1774, dopo aver fatto ingerire alla giovane paziente Fraulein Oesterlin, gravemente malata, un preparato contenente del ferro, le posiziona addosso tre magneti per indirizzare il fluido attraverso il suo corpo: questo le avrebbe permesso di spurgare il “male”. Dopo quel primo esperimento, Mesmer formula l’ipotesi fondamentale della sua dottrina: non sono i magneti a generare il fluido; il fluido è già presente nel corpo umano e basta imporre le mani per poterlo indirizzare. Non servono oggetti magnetici esterni: anche il corpo del medico, infatti, è un corpo magnetico, e, in quanto tale, ha un’influenza magnetica. Questa teoria, che prenderà il nome di magnetismo animale (in contrapposizione a quello terrestre), postulava che il disequilibrio del fluido magnetico nel corpo fosse la causa primaria di tutte le malattie. Il magnetismo animale si delineava dunque come una teoria cosmologica e come una prassi terapeutica, in cui l’imposizione delle mani sul corpo dei malati induceva uno stato di “crisi”, spesso convulsiva, necessaria per raggiungere una catarsi risolutiva. 

Nel 1779, Mesmer espone la sua teoria del magnetismo animale in 27 punti, nel testo Mémoire sur la découverte du magnétisme animal (Mesmer, 1779). Lo psichiatra e storico della medicina Ellenberger li riassume in quattro principi:

1)     Un sottile fluido fisico riempie l’universo e forma un mezzo di connessione tra l’essere umano, la Terra, i corpi celesti, e anche tra essere umano ed essere umano;

2)    La malattia è originata dalla distribuzione non omogenea di questo fluido nel corpo umano; la guarigione si ottiene quando si restituisce l’equilibrio;

3)    Con l’aiuto di alcune tecniche, questo fluido può essere incanalato, immagazzinato e trasmesso ad altre persone;

4)    In questo modo si possono provocare “crisi” nei pazienti e curare le malattie.

Nella prassi terapeutica di Mesmer, la crisi rappresentava un momento centrale dell’atto di guarigione. Scrive Ellenberger: «Per Mesmer, la crisi era l’evidenza artificiosa della malattia e il mezzo per curarla. Le crisi, diceva, erano specifiche: in un asmatico erano un attacco d’asma e in un epilettico erano un attacco epilettico. Quando il paziente veniva ripetutamente provocato, queste crisi diventavano sempre meno gravi. Alla fine scomparivano e questo significava che era guarito.» (Ellenberger, 2003: 67)

Come ben illustrato dal lavoro di Ellenberger (ibid:69), questa centralità della crisi catartica nelle sessioni terapeutiche di Mesmer si andrà rimodulando nel lavoro clinico dei suoi allievi e seguaci. Il protagonismo del corpo convulsivo non si confaceva alle modalità della clientela borghese: una cosa era magnetizzare i contadini, un’altra erano le figlie dell’élite europea. Infatti – e ci torneremo più avanti – il successo della cura magnetica starà nella sua capacità di stare in ascolto delle necessità emergenti della borghesia urbana. La crisi scomposta eclissa rapidamente quando Amand Chastenet de Puységur,  allievo di Mesmer, scopre un altro stato alterato di coscienza attraverso cui condurre la cura magnetica: il sonnambulismo.

Il marchese di Puységur, racconta lo storico della medicina, era nato nel 1751 in una delle più illustri famiglie della nobiltà francese, e, quando non era occupato come ufficiale in qualche impresa militare, amava dilettarsi, come molti aristocratici dell’epoca, in vari esperimenti su elettricità e magnetismo, praticando trattamenti individuali o collettivi. Una delle sue prime cavie fu un giovane contadino che lavorava presso i suoi possedimenti, Victor Race. Fu grazie a lui che Puységur scoprì, empiricamente – e per caso, come spesso accade – quello che verrà definito stato di sonnambulismo magnetico. Nel 1784, durante una sessione di magnetizzazione, Victor, che era affetto da una malattia respiratoria, cade in uno stato di crisi  peculiare: non dà segno di convulsioni, movimenti scomposti o spasmi. L’uomo è addormentato, ma reagisce agli stimoli, parla, risponde alle domande; non solo, sembra essere più ricettivo, sensibile, arguto, nel pensiero e nei sensi. Puységur indaga ulteriormente quello stato, indotto artificialmente tramite l’imposizione delle mani, e ne analizza le possibili implicazioni terapeutiche. Scopre che il paziente addormentato può diagnosticarsi da solo le malattie da cui è affetto, prescriversi le cure, e, addirittura, fare lo stesso con altri pazienti malati (ibid:72). Questo nuovo stato di alterazione di coscienza verrà chiamato sonnambulismo artificiale (per distinguerlo da quello naturale, fisiologico, del sonno), sonnambulismo magnetico, o sonno magnetico: uno stato di alterazione di coscienza simile a quello che, nell’Ottocento, la medicina e la psichiatria chiamarono ipnosi. 

L’enorme contributo che questa scoperta portò alla storia del mesmerismo emerge dalle parole di Richet, quando sostenne che «Mesmer è senza dubbi l’iniziatore del  magnetismo, ma non il suo vero fondatore» (Richet in Ellenberger, 2003: 70). In generale, parlare dell’eredità culturale di Mesmer è complesso e prescinde dagli obiettivi di questo testo. Basti sapere che l’entusiasmo che Mesmer mostrò verso questa scoperta fu limitato, portando il suo allievo ad allontanarsi da un maestro che nello stesso momento veniva accusato, da più fronti, di essere un uomo egocentrico, dispotico e paranoico. La scoperta del sonnambulismo, dunque, contribuì ad alimentare la scissione tra mesmeristi ortodossi e una nuova generazione che volgeva l’attenzione verso pratiche di cura più snelle e un nuovo interesse verso gli aspetti psicologici della cura (ibid:72).

Le sensibilità borghesi e moderne a cui il magnetismo rispondeva

Nonostante il magnetismo sia stato teorizzato nel Settecento, esiste uno scarto temporale significativo con il momento della sua diffusione di massa, avvenuta, infatti, solo un secolo più tardi. Solo nell’Ottocento il contesto culturale europeo era pronto per permettere a questo fenomeno di affermarsi. Come suggeriscono Armando e Belhoste, il magnetismo intercettò i sentimenti romantici che emersero dopo la Rivoluzione francese (Armando, Belhoste, 2018). I sostenitori del magnetismo erano tutti progressisti affascinati dal carattere anti-accademico e anti-istituzionale del magnetismo animale, e questo fenomeno divenne popolare  tra i borghesi delle grandi città (soprattutto giacobini), poiché strizzava l’occhio a nuove sensibilità emergenti, moderne e umaniste. 

Questa tesi viene ampiamente discussa dall’antropologa Clara Gallini nel più importante e brillante compendio in lingua italiana sul tema, il libro La sonnambula meravigliosa (Gallini, 1983). Secondo l’autrice, il magnetismo è stato in grado di intercettare il nuovo interesse romantico per l’individuo, che trova nel corpo la sua massima espressione: quel corpo «sempre più denegato nella nostra cultura, represso come sede di colpa, amputato della propria sessualità nell’uomo e ancor più nella donna, è nella sonnambula che ottiene la propria rivincita» (ibid: 29). 

Questa ritrovata centralità del soggetto è riscontrabile nel modello di relazione terapeutica tra magnetizzatore e magnetizzata. In primis, l’agentività esplicita della paziente era molto diversa da quella storicamente assegnatagli. Infatti, una volta che la paziente aveva raggiunto lo stato di sonno magnetico, essa veniva curata dal magnetizzatore ma, al contempo, si auto-curava attraverso i suoi poteri psichici (ibid: 23).

Per comprendere questo dualismo, apparentemente contraddittorio, proviamo a pensare alle nostre moderne sedute di psicoterapia. Chi di noi ha affrontato un percorso terapeutico avrà esperito una dinamica simile. Lo psicoterapeuta ricopre il ruolo di accompagnatore, di guida: ma è lo sforzo del paziente a fare la differenza nella risoluzione del dolore psichico. Questa specifica relazionalità maieutica, che troveremo consolidata con l’avvento della psicanalisi, è stata introdotta per la prima volta in Europa dal magnetismo.

Nella proto psichiatria, non diversamente da quella odierna, la buona volontà del paziente non era un fattore particolarmente determinante della buona riuscita del trattamento: al massimo, quello che al paziente veniva richiesto era di essere aderente alla cura. Col magnetismo, invece, si inaugura un modello terapeutico che apre la strada all’avvento della psichiatria dinamica, dove il paziente è protagonista della cura di sé stesso.

Questa centralità del paziente, i suoi poteri psichici e la sua agency terapeutica, che permettevano a persone in stato di sonnambulismo di diagnosticarsi autonomamente le malattie e auto prescriversi le cure, contribuirono a far storcere più di qualche naso all’interno delle accademie di medicina. Dove prima il paziente era solo l’oggetto dell’indagine medica, con il magnetismo animale l’oggetto si fa soggetto. 

L’avvento del magnetismo, infatti, rappresentava una rottura rispetto al modo che aveva la medicina, e la psichiatria, di concepire il rapporto col paziente. In queste discipline, infatti, questo era solo un attore passivo, a cui venivano somministrate, più o meno coattamente, cure o trattamenti. Il corpo malato era concepito come un oggetto rotto su cui intervenire, un oggetto inerme e deumanizzato. Non c’è da stupirsi: la biomedicina è nata nelle camere mortuarie, dove, attraverso lo studio dei cadaveri, si è sviluppato il grande apparato anatomico su cui si basa l’intera medicina moderna. La biomedicina si è sviluppata sul corpo morto, sul corpo inerme, sul corpo-oggetto.

In un periodo storico in cui la violenza psichiatrica si consumava tra le mura dei manicomi attraverso la coercizione del malato (Foucault, 1961), l’arrivo del magnetismo nei salotti borghesi rappresentò una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire il rapporto col paziente. Certo, era il magnetizzatore ad agitare le mani sul paziente, portandolo, tramite lunghe sessioni, in stato di sonno: ma non appena questi aveva svolto il suo compito, ecco che questo diveniva un personaggio secondario, lasciando al centro il paziente, la sua capacità di immaginazione e rielaborazione: in una parola, la sua psiche. 

Chi studia questo fenomeno si muove in un terreno sdrucciolo: quello dove storia della magia e storia della scienza si intrecciano, scoprendo una zona grigia che svela i limiti della grande divisione cartesiana del sapere. Gallini approfondisce questo aspetto, sottolineando come la paziente magnetizzata, dopo essere stata curata, diveniva in grado di curare altri malati, riuscendo a “vedere” dentro di loro (Gallini, 1983, 32). Divenendo lei stessa veggente, la sonnambula poteva accedere a poteri soprannaturali: chiaroveggenza, telepatia. Magnetizzatori e sonnambule danzavano sul palco del meraviglioso: cose incredibili accadevano di fronte agli occhi increduli di chi assisteva alle sessioni di magnetizzazione. Donne in grado di leggere lettere sigillate dentro le scatole, di spiare scene in corso in luoghi molto lontani, di prevedere il futuro, di leggere il passato. Tant’è che presto queste pratiche di induzione di sonno si diffusero anche tra i palcoscenici degli illusionisti [2], tra i palchi dei circhi, tra i gabinetti privati di chi dispensava consulti e speranze a pagamento (ibid: 115). L’autrice ben evidenzia la natura camaleontica di quella che divenne presto una vera e propria ossessione culturale europea.

Come è stato dimostrato da molti autori, lo sviluppo del sapere scientifico è passato attraverso molti dei saperi che noi identifichiamo come “magici”, e la storia del magnetismo non fa eccezione. La storia di Mesmer e dei suoi seguaci ci ricorda che la magia non è una rimanenza folklorica, ininfluente sulle nostre vite e soppressa da un laicismo imperante: al contrario, lo sguardo storico ci ricorda che la magia è stata parte centrale dello sviluppo della modernità.

Il “terzo polo” e la magia laica 

Il fenomeno del mesmerismo è contestualizzabile all’interno del più ampio paradigma della naturphilosophie: la “filosofia della natura” sviluppatasi in Germania tra i pensatori romantici, caratterizzata da un approccio organicista e vitalista della natura. Secondo i suoi pensatori di riferimento, infatti, la natura sarebbe caratterizzata da una forza vitale divina: quest’idea, che riprende l’idea platonica di anima mundi, è in questa corrente di pensiero avvicinata alla visione del mondo come un organismo, dunque comprensibile solo nella sua interezza e nel rapporto tra le sue parti. L’applicazione pratica di questo pensiero è la natural magic, ovvero la disciplina che, opponendosi alla stregoneria di natura diabolica, sostiene invece che la magia «non sia altro che la misurazione dell’intero corso della Natura», come scritto da Giambattista della Porta nel suo Magiae naturalis (1589). Come sottolineato da Simon During (2002:19), la natural magic era impregnata di pensiero Illuminista, e dunque di pensiero scientifico: questa sorta di “scienza spirituale” – o di “magia scientifica” – era aderente ai principi della trasparenza e della comunicabilità della conoscenza, in opposizione all’occultismo, e a quelli della sperimentazione disciplinata. 

Questa tensione verso il metodo scientifico caratterizza molto il magnetizzatore, che, come scrive Gallini, «è un laico, che crede in Dio ma anche nella «naturalità» del fluido» (53) e ne vuole testare l’esistenza attraverso esperimenti riproducibili. Il magnetizzatore adotta i linguaggi, i metodi e gli strumenti della scienza. Ma non sono solo posture: il fatto è che, come dice During, il mesmerismo nasce in un momento di grande entusiasmo per le scoperte di fenomeni naturali inducibili tecnicamente, come l’elettricità, l’ottica e il magnetismo terrestre (2002:21). L’idea schellinghiana che questi fenomeni non fossero solo esterni all’umano ma rappresentassero la base stessa della vita e della coscienza è il principio stesso della pratica sonnambolica. Nel desiderio del magnetizzatore di indurre il flusso del fluido naturale, e nel corpo reattivo della sonnambula in trance, riecheggiano le parole di Goethe, secondo cui «la natura ha un potere innato, che scorre suggestivamente attraverso ogni nervo» (Goethe in During, 2002: 21).

Il magnetismo ha aperto lo spazio per quello che Gallini definisce il terzo polo che, nel corso del secolo scorso, è stato occupato dai fenomeni più variegati: lo spiritismo, la parapsicologia, l’ufologia, tutti fenomeni accumunati dall’interesse nel dimostrare scientificamente l’esistenza dell’invisibile, dell’intangibile, dell’inspiegabile. Potremmo dire a tutti gli effetti che il magnetismo ha fondato un modello che è, a grandi linee, applicabile anche ad altri fenomeni che lo seguiranno, e che riguarda un rapporto in realtà ambiguo e complesso con la scienza, per nulla pacificato. In primis, il magnetismo raccoglie il testimone dell’esorcismo, come ben dimostrato da Ellenberger: decide dunque di entrare in un campo di azione che fino a quel momento era stato appannaggio della religione (2003: 57). Lo stesso farà lo spiritismo nel Novecento, decidendo di occuparsi dei morti e dell’aldilà, e, poi, la metapsichica, che tenterà di incasellare nelle maglie di uno scientismo performativo una serie molto ampia di fenomeni magici: veggenze, guarigioni, stati di trance, bilocazioni. Come già sottolineato, però, il bisogno di adottare una metodologia scientifica non bastava a far entrare i magnetizzatori tra le grazie delle Accademie di Medicina. Il magnetismo, in realtà, contestava la scienza  e da questa era contestato e sfidato, spesso durante manifestazioni pubbliche in cui i Dipartimenti scientifici invitavano i magnetizzatori a riprodurre i fenomeni di chiaroveggenza in contesti accademici. 

Conclusioni

In conclusione, il magnetismo è stato un fenomeno molto complesso e sfaccettato, che ha attraversato contesti performativi, divinatori, scientifici, interessando gruppi sociali diversi e rispondendo a quesiti impellenti che la modernità ottocentesca poneva a ciascuno di loro. In questa sede, ho discusso brevemente sul suo rapporto con la scienza, soprattutto con la medicina, e di come questo rapporto sia inquadrabile all’interno del più ampio paradigma della natural magic. Quello che è interessante ai miei occhi è la nascita di una nuova fenomenologia – che Gallini ha in più occasioni chiamato “magia laica” – caratterizzata da un approccio naturalistico alla magia. Questo approccio potrebbe diventare modello di comprensione di moltissimi fenomeni che, similmente, si posizionano sul “terzo polo” e che, a ben guardarli, interrogano profondamente il rapporto peculiare che la modernità europea intrattiene con il “suo” proprio magico.

Note:

[1] https://www.k-assandra.it/incantagioni/

[2] Sul rapporto tra storia del mesmerismo e storia dell’illusionismo, soprattutto nella sua variante “psichica” chiamata mentalismo, rimando a Tomatis, M., Mesmer. Lezioni di mentalismo, vol. 1 e 2 (2016, 2020), e in generale al lavoro dell’autore.

Bibliografia

Armando, D., Belhoste, B., Le mesmérisme et la Révolution, dossier monografico delle «Annales Historiques de la Révolution Française», 391, 2018.

During, S., Modern enchantments. The Cultural Power of Secular Magic., Harvard University Press, 2002.

Ellenberger, H. F., The discovery of the unconscious: The history and evolution of dynamic psychiatry, BasicBooks 2003.

Foucault, M., Storia della follia nell’età classica, Rizzoli, Milano, 2006 (1961)

Gallini, C., La sonnambula meravigliosa: Magnetismo e ipnotismo nell’Ottocento italiano ([Nuova allargata] edizione), L’Asino d’oro, 2013 (1983).

Mesmer F. A., Mémoire sur la découverte du magnétisme animal, Fr. Didot le jeune, Paris 1779.

Tomatis, M., Incantagioni. Storie di veggenti, sibille, sonnambule e altre fantasmagoriche liberazioni, NERO, Roma 2022.

Ludovica Perina è antropologa. Si è formata in studi culturali e postcoloniali a Londra (SOAS), in antropologia medica a Torino e in studi africani a Napoli (L’Orientale). La sua ricerca si situa nell’intersezione tra politiche della salute mentale, antropologia religiosa e storia dei sistemi di cura. Attraverso varie firme ha pubblicato su NotZine, Napoli Monitor, Il Tascabile. È una delle due teste del progetto k-assandra (k-assandra.it), con cui ha pubblicato il podcast k-assandra, in due stagioni, e Incantagioni audio-essay, entrambi distribuiti da NERO.

Parole chiave

Mesmerismo; magnetismo animale; sonnambulismo; storia della medicina; naturphilosophie; magia.