Fabián Schejtman, Philip Dick con Jacques Lacan. Clinica psicoanalitica come fanta-scienza, Paginaotto 2025

Segnaliamo un estratto dal libro Philip Dick con Jacques Lacan. Clinica psicoanalitica come fanta-scienza, edito dalla casa editrice indipendente di Trento Paginaotto, e in particolare una sezione del capitolo II sulla vita dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick. Il libro indaga l’opera di Philip K. Dick nella prospettiva della clinica psicoanalitica, intrecciando biografia, letteratura e psicoanalisi. Ringraziamo la casa editrice e la traduttrice Mavie Loda per la gentile concessione.
II.e. Paranoia, droga e rock n’roll
Intorno al 1965 Philip tornò a Berkeley. Ebbe un incidente d’auto e da allora soffrì di continui vuoti di memoria. Dopo il divorzio da Anne, passò dalla musica classica al rock e cominciò per la prima volta a frequentare la gente di strada, mentre vagava senza un soldo per i sobborghi di Oakland. In seguito, affermerà che a quel punto stava «precipitando velocemente», che «non stava bene» e aveva difficoltà nel suo «mondo interpersonale» (Rickman, 1984:171-172).
Per un certo periodo visse con Grania Davidson in
Le sue idee paranoiche lo tormentavano costantemente. Ad Anne si erano aggiunti
i suoi vecchi nemici dell’FBI o un gruppo di neonazisti che gli aveva giurato vendetta dopo l’uscita della Svastica sul sole; quando, prima di iniziare una qualsiasi conversazione telefonica, sottoponeva il suo interlocutore a un lungo test per capire se fosse davvero chi diceva di essere, Ray Nelson o il fedele amico Jack Newkom, e non un impostore; e quando infine la conversazione, resa possibile dall’esito positivo del test, veniva interrotta di continuo da ingiurie rivolte alle fantomatiche persone in ascolto […], veniva da pensare, non sapendo se scoppiare a ridere o preoccuparsi, che Phil Dick era davvero unico, strampalato come i suoi libri e come i suoi libri sempre affascinante. (Ivi: 150)
Col tempo, Grania incontrò una persona meno incline a venire perseguitata e lasciò Philip. Non riuscendo a sopportare la solitudine, Dick invitò una coppia di amici a vivere con lui. Durarono tre settimane, durante le quali Phil provò il suo primo acido. Era il periodo d’oro dell’LSD.
Le tre stimmate di Palmer Eldritch era considerato da tutti quelli che lo avevano letto il romanzo dell’acido, e questa voce, che era corsa rapidamente di bocca in bocca, aveva contribuito in modo significativo ad accrescere la sua fama. Sicché Dick, che non amava contraddire i suoi lettori […] lasciava che gli altri lo credessero un’autorità nel campo delle droghe psichedeliche […]. In realtà aveva paura, e non a torto. Perché l’LSD ebbe su di lui un effetto devastante. Solo un’ora dopo averlo assunto perse qualsiasi contatto con i suoi compagni e si ritrovò […] nel mondo di Palmer Eldritch. (Ivi: 155)
Nel 1965 Philip conobbe la ventunenne Nancy Hackett e, nella primavera dello stesso anno, andarono a vivere insieme. Si sposarono l’anno successivo ed ebbero una figlia: Isolde Freya, nata il 15 marzo 1967. Si trasferirono a San Francisco. La sua salute continuava a peggiorare, lui continuava a fare uso di anfetamine, altre droghe e alcol.
Le sue esperienze con le droghe e soprattutto con l’ambiente dei tossicodipendenti furono trattate in Un oscuro scrutare (Dick, 2023a). Ma prima, il secondo periodo della sua attività iniziò a volgere al termine con Scorrete lacrime, disse il poliziotto (Dick, 2023b), che vinse il John W. Campbell Award per il miglior romanzo del 1975. Il romanzo racconta la storia di Jason Taverner – un superuomo geneticamente potenziato, cantante e star televisiva – che deve sopravvivere dopo essersi risvegliato in una realtà alterata in cui nessuno lo conosce e in cui seguaci e amici non si ricordano di lui. Senza identità né risorse, è braccato dalle autorità in un’America diventata uno stato di polizia.
Tra il 1970 e il 1974 Dick non scrisse molto; fu un periodo di deliri, vagabondaggi, tentativi di suicidio e ricoveri. Ma bisogna tornare ancora più indietro: attraverso Nancy, Philip conobbe e fece amicizia con il vescovo anglicano James Pike che, oltre a essere una star della teologia radicale di quegli anni, aveva come amante la matrigna di Nancy.
Il rapporto con il vescovo fu importante per Dick; discutevano di filosofia, metafisica, teologia e religione. Tuttavia, il suicidio del figlio di Pike – che si sparò durante un ‘trip da acido’ nel febbraio 1966 – e la partecipazione di Dick alle sedute spiritiche, che il vescovo teneva per comunicare con il figlio morto, servirono solo a destabilizzarlo.
Nell’aprile del 1968 morì Anthony Boucher, l’editore che aveva pubblicato il suo primo racconto, e nel settembre dell’anno successivo morì in modo misterioso anche il vescovo Pike, mentre vagava nel deserto della Terra Santa alla ricerca del segreto degli Esseni.
Entrambe le morti furono un duro colpo per Philip. Nell’agosto 1969 fu ricoverato in ospedale per una pancreatite e le sue idee persecutorie lo travolsero. Nel settembre dello stesso anno Nancy decise di lasciarlo, portando con sé Isolde. Dick era distrutto. Disse che vedendo la moglie e la figlia lasciarlo si sentì come se fosse stato «derubato della sua anima» (Capanna 2006:29).
Sopraggiunse poi un’amnesia profonda e fu ricoverato. Quando venne dimesso, l’assunzione di alcol e droghe aumentò. Philip era depresso, disperato. Per un anno e mezzo visse per strada, conobbe persone che non avevano mai letto un libro e non sapevano della sua fama. Aprì la sua casa a prostitute, vagabondi e a chiunque volesse passare le notti con lui. Entrò in contatto con il lato più oscuro del mondo della droga e della follia. Accompagnò undici amici in istituti psichiatrici: «Ho visto persone che si erano distrutte al punto da non riuscire a completare una frase… la loro era una condizione irreversibile, che durava tutta la vita. Era come una visione dell’inferno» (Dick, 2023a). Le sue idee paranoiche si stavano intensificando: era inseguito dall’FBI, dalla CIA, dal fisco, dai neonazisti, dai suoi vicini e da Anne. Aveva comprato una pistola e non usciva per strada senza averla con sé.
Il fatto che Dick avesse manie di persecuzione non gli impedì di subire un vero e proprio attacco. Il 17 novembre 1971, qualcuno si introdusse in casa sua, rovistando e distruggendo tutto. Fecero saltare in aria la sua cartella di metallo con una carica esplosiva, ma non fu portato via nulla di grande valore. Philip comunicò l’accaduto all’FBI. L’agenzia aprì un fascicolo sulla vicenda, ma non si seppe mai chi aveva compiuto l’attentato. Se all’inizio Dick provò un certo sollievo – ora tutti avrebbero saputo che non era pazzo, che lo stavano perseguitando davvero – l’intrusione rafforzò i suoi incubi e lo rese ancora più inquieto.
Qualche tempo dopo fu nuovamente ricoverato, questa volta in un ospedale di Palo Alto. Ma non certo per disintossicarsi dalla droga: i medici «non lo consideravano un tossicodipendente. Al contrario, ritenevano che il suo fegato metabolizzasse le anfetamine in modo così efficace che era in grado di eliminarle prima che facessero effetto» (Capanna, 2006:31). Fu presto dimesso.
Dopo l’intrusione misteriosa, mentre stava sistemando le carte a casa, Dick trovò un invito alla seconda Convention annuale di fantascienza di Vancouver, che si sarebbe tenuta nel febbraio 1972. Era stato invitato come ospite d’onore su proposta di Ursula K. Le Guin.
Non scriveva da più di un anno. Si sedette alla macchina da scrivere e iniziò a stendere la sua conferenza L’androide e l’umano (Dick, 1995). Si recò in Canada, non accompagnato, con pochi bagagli, ma non senza la sua Bibbia. Molti dei presenti ricordano i suoi occhi vitrei, la sua voce vacillante e il suo stato di alterazione durante la conferenza.
Dopo il convegno, si fermò per qualche giorno a casa di un giornalista che lo aveva intervistato e di cui tentò di corteggiare la giovane moglie Susan. Fu rifiutato e sparì. Per due settimane non si seppe più nulla di lui, probabilmente vagava per le strade di Vancouver. Lo stesso Philip non seppe dire, in seguito, cosa avesse fatto o dove fosse stato per tutto quel tempo. Dopo quel periodo, la prima notizia su di lui fu il suo tentato suicidio. Il 23 marzo, in una stanza d’albergo, assunse settecento grammi di bromuro di potassio, ma telefonò all’Assistenza Suicidi. Ricoverato in ospedale per alcuni giorni, fu poi trasferito all’X-Kalay, un centro di riabilitazione per tossicodipendenti di Vancouver. Dopo qualche settimana venne dimesso – non lo ritenevano un tossicodipendente.
Tornato negli Stati Uniti, trascorse un periodo di tempo a Fullerton, nella California meridionale, su invito del professor McNelly, che in passato lo aveva già invitato – invano – a tenere una conferenza ai suoi studenti dell’università e che in quel periodo stava lavorando a una raccolta dei suoi scritti. È in questo periodo che incontrò Timothy – Tim – Powers, con il quale avrebbe sviluppato una grande amicizia. A una festa conobbe la sua quinta moglie, Leslie – Tessa – Busby. Si sposarono e il 25 luglio 1973 nacque Christopher Kenneth, il suo terzo figlio.
Dick riprese a scrivere e la sua vita sembrò stabilizzarsi. Terminò il romanzo che aveva iniziato quasi tre anni prima – Scorrete lacrime, disse il poliziotto – e iniziò a scrivere Un oscuro scrutare, in cui un agente di polizia si infiltra in una banda di narcotrafficanti, celato dalla sua tuta disindividuante che lo trasforma allo sguardo degli altri, e si ritrova infine a inseguire… sé stesso. Doppia identità: poliziotto e spacciatore allo stesso tempo. Ancora una volta, la domanda: qual è quella vera? Interrogativo che nel romanzo è ulteriormente moltiplicato dalla risonanza di una terza identità: quella di Dick stesso, che si manifesta inequivocabilmente in queste pagine, alludendo a quel mondo che conosceva bene, il mondo della droga, dei drogati che muoiono, degli squilibrati assoluti. «Io stesso non sono un personaggio di questo romanzo», dice nell’epilogo: «io sono il romanzo» (Dick, 2023a:372).
II.f. Romalifornia, fase messianica
L’equilibrio non resse. L’anno successivo, dopo un nuovo ricovero in ospedale – in questo caso per ipertensione – Philip cominciò a sentirsi strano e a fare sogni inquietanti in cui ‘non era sé stesso’. Riviveva esistenze passate, era posseduto da uno dei primi cristiani, che chiamava Tommaso. Il culmine fu raggiunto il 20 febbraio 1974, quando iniziò la sua esperienza ‘mistica’, che avrebbe chiamato «2-3-74» e che raggiunse il suo apice tra febbraio e marzo di quell’anno, anche se la sua portata fu molto più ampia.
Il giorno prima gli era stato estratto un dente del giudizio. Soffriva terribilmente, cercando di riposare in poltrona ascoltando Strawberry Fields Forever dei Beatles. Tessa telefonò al dentista, che gli prescrisse un antidolorifico, e poi alla farmacia. Una giovane donna bussò alla porta e Philip le aprì. La donna portava con sé una confezione di medicinali e indossava un ciondolo raffigurante un pesce, simbolo dei primi cristiani. Dick ebbe una rivelazione: «L’Impero non è mai cessato». La ragazza, come lui, era una cristiana clandestina perseguitata dai Romani. Era stata mandata per farglielo sapere, risvegliando i suoi ricordi. Dal ciondolo del pesce si sprigionò improvvisamente un bagliore, lui fu accecato da una luce rosa che invase la casa. Da quel momento fu colto da uno stato delirante che durò per settimane. Sosteneva di vedere il mondo sub specie aeternitatis, di essere stato testimone dell’apocalisse. In questo stato crepuscolare credeva di trovarsi a Roma nel I secolo. Le catacombe romane, dove si nascondevano i primi cristiani, si sovrapponevano alle immagini della California del 1974.
A volte era Phil e altre volte Tommaso, un cristiano condannato a morte in qualche sotterraneo del Colosseo. Quando era invaso dalla personalità di Tommaso, parlava in latino e in greco, lingue che non aveva mai imparato. Tessa, che aveva studiato le lingue classiche, riusciva a riconoscere qualche parola in greco, un’espressione in russo, un’altra in sanscrito. «L’Impero non è mai cessato» [1], ripeteva Philip come un mantra, affermando che il tempo e la storia trascorsi dal primo secolo erano solo un’illusione. L’umanità viveva ancora nell’epoca dei primi cristiani, l’Impero romano non era mai stato sconfitto, ma solo gli eletti lo sapevano: «Il tempo reale cessò nel 70 d.C. con la distruzione del tempio di Gerusalemme. Ricominciò nel 1974. Il periodo intermedio è stata una interpolazione spuria…» (Dick 2010: p. 240, frammento 18).
Durante le notti seguenti fece molti sogni. Sognò soprattutto libri aperti le cui pagine giravano così velocemente che non riusciva a leggerle. Tuttavia, era sicuro che tutte queste informazioni fossero registrate nel suo cervello. Percepiva costantemente un’aura che gli trasferiva informazioni vitali (Carrère, 2022:266). Macchie colorate illuminavano le pareti della sua casa. Poco dopo questi colori divennero immagini, quadri astratti:
in pochi secondi gli parve di vedere un centinaio di Paul Klee. Poi riconobbe lo stile di Kandinsky e diversi periodi di Picasso. […] Decine di migliaia di quadri per ognuno degli artisti rappresentati, molti di più di quanti quegli artisti ne avessero dipinti in tutta la loro vita, e anche di quanti avrebbero potuto dipingerne se fossero vissuti per secoli. […] Avrebbe voluto che in quel momento qualcuno gli innestasse una telecamera sulla retina, così da conservare traccia di quella collezione prodigiosa e in seguito poterla esaminare dettagliatamente. […] gli facevano assimilare, sottoforma di fosfeni sfavillanti disposti come quadri astratti, informazioni di cui ignorava la natura. (Ivi: 271-272)
Alla fine concluse che era invaso e dominato da un’intelligenza superiore che in seguito avrebbe chiamato VALIS (Vast Active Living Intelligence System). La descriveva così: «una presenza estranea nella mia mente. Un’altra personalità, molto più intelligente della mia, che pensava cose che io non ho mai pensato. E conosce il greco e il latino e l’ebraico, e sa tutto della teologia»(Dick, 2010b: 661-662). La voce di VALIS arrivò per avvertirlo che suo figlio Christopher aveva un’ernia: la diagnosi era corretta e il bambino fu operato in tempo.
VALIS era una mente razionale, ma non umana, un’intelligenza artificiale priva di emozioni, ma che trasmetteva informazioni vitali. Philip a volte pensava che la voce di VALIS fosse la voce di Dio, altre volte che provenisse dagli alieni o da un satellite sovietico. Credette anche che fosse la voce di sua sorella morta. Le sue ultime elucubrazioni, tuttavia, si basavano sulla neurologia: un emisfero cerebrale stava parlando all’altro [2].
Dick sentiva che VALIS era intervenuta per ristabilire la sua mente e il suo corpo, sentiva che l’angoscia che lo aveva tormentato per tutta la vita era scomparsa. A volte, però, i benefici non erano così evidenti: una notte sentì che la radio si accendeva da sola e per ore gli parlava con insulti e oscenità, senza che lui potesse metterla a tacere [3]. In ogni caso, percepiva sé stesso come un’entità passiva in balia della voce di quell’intelligenza superiore. Era ridotto, addirittura, a scriba o amanuense di ciò che VALIS gli dettava.
A partire da questa esperienza ‘mistica’, iniziò a scrivere un diario – che chiamò Esegesi – in cui combinò i dettati di VALIS – le cui trascrizioni corrispondono a interi paragrafi del diario – con le sue riflessioni in proposito e con un’infinità di considerazioni religiose, teologiche e filosofiche e di lettere a vari interlocutori: si tratta di più di ottomila pagine scritte da allora fino alla sua morte [4]. Ancora una volta, la scrittura permise a Dick di affrontare ciò che la sua psicosi gli sottoponeva. Nel 1974 inizia la terza fase della sua opera, quella messianica, in cui l’«esperienza del 2-3-74» stravolge la sua letteratura, influenzando i suoi ultimi romanzi.
Dopo aver tentato un seguito di L’uomo nell’alto castello, presto abbandonato, nel corso del 1976 Philip scrisse Radio libera Albemuth (Dick, 2012). Pubblicato postumo, questo libro offre una prima versione romanzata della sua esperienza del 1974. L’ascesa alla presidenza dell’ultranazionalista Ferris F. Fremont ha trasformato gli Stati Uniti in una nazione fascista in cui le idee anti-regime vengono perseguitate. In questo contesto, Dick in prima persona – reso personaggio del suo stesso romanzo – viene perseguitato, insieme all’amico, Nicholas Brady – un alter ego di Dick – che, impiegato in un negozio di dischi, sperimenta il contatto con un’entità soprannaturale che gli invia messaggi sovversivi e lo porta a credere di essere stato scelto per rovesciare il governo.
Nel 1976 Tessa, stanca di Philip – ancora una volta, stufa di lui – lo lasciò, portando con sé Christopher. Quella sera Dick bevve una bottiglia di vino con quarantanove pillole di Digital – ne prendeva due al giorno per la pressione alta – trenta di Librium e sessanta di Idralazina e si tagliò le vene dei polsi. Non contento, andò in garage e accese il motore dell’auto. Non rimase acceso a lungo, poiché un malfunzionamento causò lo spegnimento del motore e il sangue smise di scorrere. Scocciato per non essere riuscito a uccidersi, chiamò la farmacia per avere altro Librium. Pochi minuti dopo, un’équipe medica sfondava la porta di casa sua: il farmacista si era reso conto che qualcosa non andava e chiamò il 911. Philip si risvegliò in terapia intensiva. Fu poi trasferito nel reparto psichiatrico, dove ricevette la visita di una ragazza cattolica di ventidue anni malata di cancro, Doris Sauter, con la quale ebbe un flirt. Di lì a poco andarono a vivere insieme, ma dopo qualche mese anche lei lo lasciò. Philip finì ancora una volta in un ospedale psichiatrico.
Quando lasciò l’ospedale, si stabilì una routine che sarebbe rimasta sostanzialmente invariata per gli anni successivi. Lavorava fino alle prime ore del mattino all’Esegesi, si alzava quasi a mezzogiorno, comprava cibo surgelato che poi mangiava, accudiva i suoi gatti, leggeva, ascoltava musica, parlava al telefono, scriveva lettere, riceveva visite, accettava interviste secondo le necessità, andava alle sedute di psicoterapia e si incontrava il martedì sera a casa del suo amico Tim Powers con un gruppo di giovani scrittori di fantascienza – come era lo stesso Powers. Con loro, e a partire da questi incontri, avrebbe formato una società [5] dedicata alla speculazione filosofico-teologica e incentrata, ovviamente, sulla sua «esperienza del 2-3-74».
Note:
[1]Ricordiamo il sogno ricorrente della sua infanzia.[2] Ricordiamo che Dick aveva già sentito delle voci: quella che gli aveva spiegato il principio di Archimede alla Berkeley High School. Ma poi, dopo il suo trentesimo compleanno, sentì di nuovo quella voce mentre guardava un documentario alla televisione: gli parlava di un tale Van Wallon degli Stati Portoghesi d’America (Cfr P. Capanna, Idios Kosmos, cit., p. 129).[3] «Verso le tre del mattino Tessa si svegliò avvertendo intorno a sé una strana agitazione. Phil si era messo a sedere e si dondolava avanti e indietro tenendosi le orecchie tappate con le mani. Ripeteva con voce cantilenante: “Libera me, Domine!”. Tessa, spaventata, non osava muoversi, ma lui si era accorto della sua presenza e a untratto le gridò di farla stare zitta. Prima che lei avesse il tempo di capire che ce l’aveva
con la radio, lui, esasperato, si precipitò giù dal letto per staccare la spina dell’apparecchio. Lo portò in cucina di corsa, poi tornò. Tremava. Era stato svegliato, spiegò, dalla voce di Linda Ronstadt che cantava You’re No Good, una canzone del suo ultimo album, che di norma gli piaceva molto. Stavolta però aveva notato le parole, o qualcosa che si era insinuato fra le parole, una sorta di interferenza, e quell’interferenza scandiva il suo nome. Era a lui, Phil, che Linda Ronstadt ripeteva crudelmente «You’re no good»: non vali niente, muori, devi morire. Linda Ronstadt o i pirati anticristiani che si servivano di Linda Ronstadt volevano la sua morte. Tessa riuscì in qualche modo a calmarlo. Si riaddormentarono. Ma poco dopo, benché la spina fosse staccata, la radio si riaccese. Al posto di Linda Ronstadt, una voce lenta, cavernosa, probabilmente una voce sintetica, ripeteva, sulle note di una brutta musica commerciale, una serie di oscenità puerili e minacciose. Il nome Dick, che in slang significa “cazzo”, si prestava naturalmente a facili battute da caserma, nessuna delle quali quella notte gli fu risparmiata. Le battute erano inframmezzate da minacce di morte, o più esattamente da esortazioni a morire, il cui potere persuasivo lo terrorizzò. Quando trovò il coraggio di andare in cucina le imprecazioni cessarono. Ma ricominciarono appena tornò in camera da letto. Svegliata di nuovo, questa volta senza tanti riguardi, Tessa si sforzò invano di udire qualcosa. Alla fine lui buttò la radio nel lavello, lo riempì d’acqua e si mise delle palline di cera nelle orecchie. Il giorno dopo gli venne in mente che forse non avrebbe dovuto sentire coscientemente quello che aveva sentito. I suoi nemici avevano trasmesso quel programma per condizionarlo durante il sonno» (E. Carrère, Io sono vivo, voi siete morti, cit., pp. 268-269).
[4] È già stato pubblicato un primo volume, di circa mille pagine: P. K. Dick, L’esegesi. 2-3-74, Fanucci, Roma 2015.[5] Che «un sogno lo convinse a battezzare la Riphidon Society – dal greco riphis, “pinna”, che naturalmente era un’allusione al simbolo del pesce» (E. Carrère, Io sono vivo, voi siete morti, cit., p. 336).Bibliografia:
Capanna, P., Idios Kosmos. Claves para una biografia de Philip K. Dick, Cántaro, Buenos Aires 2006.
Carrère, E., Io sono vivo, voi siete morti, Adelphi, Milano 2022.
Dick, P. K., L’androide e l’umano, in Se vi pare che questo mondo sia brutto, Feltrinelli, Milano 1995.
Dick, P. K., Tractatus: Cryptica scriptura, in Appendice, in VALIS, in La trilogia di VALIS, Fanucci, Roma 2010a.
Dick, P. K., Radio libera Albemuth, Fanucci, Roma 2012.
Dick, P. K., La trasmigrazione di Timothy Archer, in La trilogia di VALIS, Fanucci, Roma 2010b.
Dick, P. K., Un oscuro scrutare, Mondadori, Milano 2023a.
Dick, P. K., Scorrete lacrime, disse il poliziotto, Mondadori, Milano 2023b.
Rickman, G., Philip K. Dick: in his own words, Fragments West/Valentine press, Long Beach (CA) 1984.
Fabián Schejtman è psicoanalista a Buenos Aires. È membro della Escuela di Orientación Lacaniana (EOL) e della Asociación Mundial de Psicoanálisis (AMP). È titolare della cattedra di Psicopatologia e direttore del master in Psicoanalisi alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Buenos Aires, docente del master in Clinica Psicoanalitica dell’Università Nazionale di San Martín e dell’Istituto Clinico di Buenos Aires. Dirige la rivista Ancla – Psicoanálisis y Psicopatología. È autore di diverse pubblicazioni, tra cui La trama del síntoma y el incosciente (Serie del Bucle 2004), Psicopatología: clínica y ética. De la psiquiatría al psicoanálisis (Grama 2013) e Sinthome: ensayos de clínica psicoanalítica nodal (Grama 2013).