Neuromant

di Matteo Curti – Spettri e found footage collassano in glitch. Memorie analogiche e rimasugli di vecchi nastri magnetici sanguinano nel digitale, frammentando la percezione in violenti artefatti di compressione. Il passato non si ricorda, si corrompe. Dov’è casa se il corpo si fa pixel? La gravità perde di senso quando l’identità viene smantellata, disciolta in una griglia di coordinate instabili. Non siamo più biologia limitata dal respiro, ma pura risoluzione, vettori in attesa di essere renderizzati su schermi che nessuno sta guardando.